La fiducia – Carlo Tosetti

1
Nei giorni galoppati,
io imberbe, crescendo
l’infante svago compivo
intorno al teatro romano;
in cerchi ampi volteggia
lì, vezzosa e magistrale,
a planate dalla vetta
del cipresso la sgargiante
gran farfalla macaone:
minutissimo sparviero,
dei prati – vasto impero –
veglia i pascoli di fiori.

2
Cecchini del retino,
con Simona le farfalle
catturate s’osservava
scesa sera, nella Casa.
Silfidi recluse poggiate
in vitro a uno stelo:
solo richiamo all’agro,
reciso il bianco fiore
dai bambini noncuranti
degli aneliti finali
espirati dai colori;
sono sevizie minori.

3
Ma io lo credo, fermo:
certo quella fu cagione,
che spiritello alcuno mai
noi la notte si mostrò
– gli elementali svolano,
al buio ammiccano,
civettano coi puri –
e lontani li tenemmo
dalla macabra raccolta
di vasetti nella Casa:
l’esposta morte d’ali
e disegni straordinari.


(da La crepa madre, Pietre Vive Editore, 2020)

*

La poesia di Tosetti si distingue per la sua natura “antiquaria”, concretizzata in una quadruplice attività di recupero: quella strutturale (la scansione strofica tripartita e regolare, che richiama per ordine e pulizia forse gli antichi capitoli in terzina, pur distinguendosene dal punto di vista metrico), quella – appunto – metrica (settenari e ottonari, che danno al testo un andamento ben cadenzato), quella lessicale (diversi preziosismi, come «vezzosa», «aneliti», «cagione»…), quella sintattica (un costante ricorso all’anastrofe, come in «infante svago», «aneliti finali», «macabra raccolta»…).
Ma questo recupero, che fa della lingua di Tosetti un prodotto artigianale levigato e solido, al di fuori del tumulto della storia, si trova in accordo con l’argomento della poesia-racconto, quello della cattura di insetti: la «gran farfalla macaone» (l’argomento entomologico fa facilmente pensare anche a Gozzano) è segno di una bellezza cercata ma incompresa, la sua conquista equivale a un affondo nella natura insieme magico («sgargiante», «spiritello») e funesto («reciso il bianco fiore», «macabra», «morte»).
Il percorso di crescita (le tre strofe partono dall’«infante svago» e seguono lo sviluppo di «giorni», «sera», «notte») segue così il passo di una cristallizzazione: la cattura, dunque la teca (il «vitro», i «vasetti») come ipostatizzazione di una caccia che è violenza ma anche arte di ricerca del bello, di cui il polito congegno metrico-lessicale è specchio.

A.F.P.